Sono passati ormai due anni da quando Jeffrey Zeldman ha parlato per la prima volta di Web 3.0 e la versione 2.0 è consolidata e diffusa. L’interazione fra utenti e applicazioni sembra ormai non avere più confini e ogni giorno nascono centinaia di nuovi servizi. Ecco, è proprio da questo aspetto che voglio partire per elencare quelli che a mio avviso sono i grandi problemi che il web dovrà risolvere.
Registrazioni multiple e aggiornamento dei dati
Se non vedete l’ora di registrarvi per esaminare tutti i nuovi servizi offerti dal web vi sarete sicuramente accorti del crescere esponenziale delle vostre registrazioni. E’ un dato di fatto che anche per chi fa un uso modesto di internet, con il passare del tempo e il crescere dei servizi indispensabili (chi è che oggi non ha almeno una e-mail ed un account su Facebook?) , il problema delle registrazioni multiple non potrà più essere ignorato.
Non si tratta quindi del semplice disagio di possedere mille dati di accesso differenti, ma di mantenere le proprie informazioni aggiornate. Certo, esistono già servizi come OpenID – o il recente Facebook Connect – ma la loro scarsa diffusione dimostra come essi siano laboriosi da implementare per gli sviluppatori e di scarsa utilità per gli utenti che si ritrovano comunque impegnati in compiti dispendiosi. Se questi servizi possono costituire un primo passo verso la costituzione di un single sign-on universalmente riconosciuto, è certo che al momento il grande pubblico è escluso da questi servizi sui quali non si può quindi fare totale affidamento. I vantaggi di una diffusione di questi servizi sarebbero immensi, anche e soprattutto per gli sviluppatori, che potrebbero evitare la frustrazione di sviluppare monotoni servizi di autenticazione e potrebbero dedicarsi fin da subito alla propria applicazione. Questo favorirebbe in particolar modo il nascere di applicazioni agili che sono la base del dinamismo di internet.
Autenticazioni e assenza di stato
Ora voglio spingermi oltre. Immaginiamo un web in cui ci si possa spostare da un sito all’altro senza doversi autenticare ogni volta. I siti ti riconoscono, sanno già chi sei, conoscono i tuoi amici grazie a Facebook, possono accedere alle tue foto caricate su Flickr, sanno che cosa stai facendo grazie a Twitter, conoscono i tuoi interessi leggendo la cronologia di Google… ok, forse sto esagerando, però sarebbe bello che almeno i blog sapessero il tuo nome, la tua e-mail e il tuo sito web, in modo da non dover inserire ogni volta le stesse informazioni. In fondo non si tratta di dati così sensibili e poi si potrebbero sempre creare dei sistemi per verificare l’affidabilità dei siti.
Insomma, i sistemi di single sign-on attuali – come OpenID – si limitano a fornire delle pseudo-registrazioni su ogni sito interessato, perdendo così in parte il proprio scopo. L’obiettivo deve essere invece quello di creare un protocollo che consenta l’autenticazione immediata degli utenti su qualsiasi sito essi visitino.
Dispersione delle risorse
Se l’essenza del Web 3.0 è la sinergia siamo davvero ancora molto lontani da questo traguardo: le integrazioni fra i vari siti sono ancora frammentarie, parziali, create su misura basandosi su delle API di un servizio specifico piuttosto che su un modello premeditato e unitario che possa costituire uno standard.
Finché l’integrazione dei servizi richiederà giorni di studio, resi ancor più futili per la specificità delle API di ciascuno di essi, non vi sarà mai Web 3.0 e le informazioni potranno sì circolare liberamente fra gli uomini, ma non certo fra i vari siti.
Un altro concetto chiave che al momento sembra non destare molto interesse è il cosiddetto web semantico. Grazie ad esso le informazioni potrebbero circolare in modo da essere interpretabili allo stesso tempo sia dagli uomini che dalle macchine, consentendo così un flusso di dati fra due orizzonti attualmente separati.
Web semantico e sinergia potrebbero davvero ovviare al problema della dispersione delle risorse, rendendo queste sempre disponibili e integrabili fra loro, anziché dare luogo ad un universo di informazioni duplicate, spesso datate, in conflitto reciproco.
Monopoli
Quando si parla di monopoli sul web è naturale che il primo pensiero cada sui motori di ricerca e su Google in particolare. Tutta l’informazione è veicolata tramite essi e non oso pensare il giorno in cui essi decidessero di alterare i risultati. Anche se questo forse non accadrà mai è certamente un controsenso che il web – emblema della libera circolazione delle informazioni e delle idee – affidi le sue fondamenta esclusivamente a dei colossi privati.
Ancora meno rassicurante è il tristo detino di tutti gli avversari di Google: a partire da Cuil che ha visto precipitare il numero dei propri utenti - probabilmente poco soddisfatti dei risultati offerti – e Wikia Search che sembra non essere mai decollato come doveva. Personalmente pongo ancora qualche speranza in quest’ultimo: del resto si sapeva che per la sua stessa natura avrebbe avuto bisogno di un po’ di tempo per accognliere i contributi degli utenti.
Mancanza di libera concorrenza e mobilità
Vi è mai balzato alla mente di cambiare provider e indirizzo e-mail? Spero per voi di no perché vi sareste immediatamente accorti della quasi impossibilità di una cosa del genere. Avreste al massimo potuto applicare un redirect alla vostra vecchia casella (sempre che il provider ve lo permettesse), ma non certo chiudere definitivamente ogni rapporto con il vostro fornitore, obiettivo al quale probabilmente miravate.
Questo è solo un piccolo esempio per dimostrare come i nostri dati, una volta affidati a un dato servizio, ne rimangano intrappolati e indissolubilmente dipendenti. Nonostante questo aspetto sia meno evidente in alcuni campi – come quello del blogging – è certo che dovrebbe essere un principio valido universalmente, dato che è l’unica accortezza che permette agli utenti di scegliere liberamente il proprio fornitore di servizi senza essere vincolati a vita al primo provider. Questo permetterebbe anche una maggiore concorrenza dei servizi minori verso i tradizionali colossi: quando l’utente indiviua un servizio migliore di quello scelto per inierzia deve essere libero di passare con facilità al nuovo servizio interrompendo eventualmente tutti i vincoli contrattuali con il precedente provider.
Sicurezza
Last but not least il problema della sicurezza che con la nascita del Web 2.0 è stato intaccato su due fronti.
La prima osservazione – che forse è scontata – è il maggiore utilizzo di internet e dei suoi servizi da parte dell’utenza media che da spettatore passivo è diventata protagonista dello sviluppo del web. Proprio la sua sempre maggiore partecipazione ai nuovi servizi, unita ad una scarsa conoscenza delle nozioni basilari dell’informatica, espone questo tipo di utenza a gravi minacce. Inaffti con la nascita di nuovi servizi si moltiplicano anche le strategie di attacco, in particolare di phishing (basti pensare a Twitter o Facebook).
Il secondo problema interessa invece i servizi di hosting e i proprietari di siti web: si tratta del vasto uilizzo che hanno assunto alcuni CMS. Basta pensare all’impiego smisurato di WordPress per rendersi conto di come un eventuale attacco automatizzato potrebbe colpire migliaia di siti e un conseguente numero esponenziale di visitatori. Il problema nasce soprattutto dal fatto che molti CMS non sono aggiornati costantemente come dovrebbero: questo si verifica in particolare per i siti medio piccoli che vantano comunque nel complesso un numero considerevole di visitatori che potrebbe allettare eventuali malintenzionati.
Siamo giunti alla conclusione, ma prima devo proprio farvi una domanda. Quelli esposti fino ad ora sono semplicemente i miei punti di vista e le mie considerazioni: credete anche voi che il web debba ancora modificarsi profondamente? Quali sono i grandi problemi che il web dovrà risolvere?